

Salita TarsiaI percorsi verticali di Napoli hanno un fascino particolare. Vicoletti interrotti da scale da percorrere con calma per osservare piccoli scorci, cortiletti improvvisati in cui si respira una città autentica, un microcosmo nella metropoli che sembra essere fermo nel tempo, non disturbato dal frastuono delle automobili. Napoli ne è piena. Quelli non riscoperti e valorizzati nei circuiti turistici restano appannaggio dei cittadini come scorciatoie per raggiungere dalla zona collinare il centro della città in pochi minuti. E sono ascese e discese colme di storia. Salita Tarsia è una di queste e congiunge piazza Mazzini a Montesanto. Si sviluppa in un vicoletto fatto di tratti rettilinei e tornanti spezzati da gradinate. Era l’alveo naturale delle acque che scorrevano dalla collina del Vomero, un terreno molto scosceso ed erto in gran parte coltivato a vigneto, sul quale fino al tempo dei vicerè spagnoli era proibito costruire. In realtà già dalla metà del ‘500 quando si era aperta la via dell’Infrascata, c’erano anche dei giardini e qualche palaziata nobiliare.


Appena terminato un tratto di scale, al civico 47 c’è un portale lobato in piperno di epoca settecentesca sormontato da uno stemma e accanto ad esso una bellissima scala aperta a tre archi incorniciati da stucchi barocchi, opera di Nicola Tagliacozzi Canale. Fortuna ha voluto che il portone fosse aperto, giusto per ammirare per qualche istante il bellissimo cortile con esedra dal quale si accede attraverso un cancelletto ad un giardino retrostante.


E’ il palazzo Tortora Brayda, antica famiglia nobiliare di origini piemontesi insediata a Napoli già al tempo di Carlo d’Angiò. Ad essa apparteneva anche il palazzo attiguo all’uscita secondaria della metropolitana di Salvator Rosa. Impossibile non ammirarne la facciata decorata da una pioggia di raggi dorati, opera di Mimmo Paladino, a ricordare Giovanni Capurro, l’autore di ‘O sole mio, che vi abitò. Sulla sommità del palazzo, su uno sfondo di oro l’immagine di un uccello rievoca lo stemma della famiglia Brayda Tortora, i primi proprietari del palazzo. Palazzo Tortora Brayda







