Palazzo Tocco di Montemiletto a Toledo

Espressioni visive del prestigio, ostentazione del rango nobiliare, i portali dei palazzi sono macchine parlanti che resistono nell’edilizia partenopea al tempo, ai restauri e ai rifacimenti dettati dal mutare dei gusti estetici e delle proprietà che si avvicendano nei secoli. Napoli è piena di dimore storiche che hanno subito nel corso del tempo le più radicali trasformazioni, cionondimeno è ricorrente che il portale mantenga pressochè inalterata la sua veste originaria.

In epoca Ferdinandea gli edifici affacciati su Via Toledo si trasformano in relazione alla posizione di rilievo che la strada ha negli interessi del sovrano e che viene assecondata dai privati nel restauro delle fabbriche e delle facciate per adeguarle alle caratteristiche estetiche neoclassiche. I restauri vengono commissionati spesso ad architetti di grido.

Poco dopo l’incrocio di Via Toledo con Via Diaz, in direzione sud, ci si imbatte in uno dei primi palazzi costruiti a via Toledo sul suolo delle abbattute mura aragonesi. E’ il Palazzo Tocco di Montemiletto nel suo aspetto neoclassico risultante dalla ristrutturazione operata nell’800. Il palazzo risale al 500 e fu fatto costruire dal giudice della Vicaria Egidio Tappia (o Tapia) su disegno dell’architetto Giovan Francesco di Palma, detto il Mormando come il suocero, Giovan Francesco Donadio. Sorgeva sui terreni dei monaci della Certosa di San Martino, proprietari di gran parte della campagna che si estendeva dalla collina del Vomero ai Quartieri Spagnoli.

Divenuto Presidente della Regia Camera, il Tappia volle acquistare un secondo palazzo per ampliare la sua proprietà in ragione del nuovo, più importante ruolo. Fece congiungere i due fabbricati da un ponte: Il Ponte di Tappia, che oggi resta vivo solo nella toponomastica.

Numerosi furono i passaggi di proprietà che gli edifici collegati subirono dopo la morte di Egidio Tappia, del figlio Carlo, celebre giureconsulto e della giovane Marianna che da questi li ottenne in eredità nel periodo in cui Napoli fu colpita da una disastrosa alluvione, nel 1656.

La proprietà fu nel tempo contesa anche tra i monaci Teatini di Loreto e i certosini di San Martino, fino a che nel 1832 fu acquistata da Francesco Paolo Tocco, principe di Montemiletto, già proprietario del palazzo al Corso Vittorio Emanuele, visitato dal Risveglio di Parthenope qualche tempo fa. La ristrutturazione fu affidata a Stefano Gasse, architetto assai attivo a Napoli, già autore, tra gli altri, dell’Osservatorio astronomico, del palazzo dei Ministeri borbonici, oggi Palazzo San Giacomo, di Villa Rosebery, di Villa Dupont (Bozzi) ai Ponti Rossi.

Il volto del Palazzo fu completamente riformato per adeguarlo al gusto neoclassico essenziale della rinnovata via Toledo, sobrio, elegante, spogliato degli eccessivi sfarzi barocchi.

Dell’architettura originaria resta però, come si è detto, il magnifico portale con l’archivolto e lo stemma dei Tocco. L’altro stemma che si nota sul piano nobile è invece della famiglia Capece Galeota, duchi di Regina, di cui è testimonianza la lapide apposta nell’androne.

L’interno del cortile presenta una bellissima scala rivisitata in chiave classica a tre archi, di cui il centrale più ampio dal quale si scorgono le volte a crociera a copertura delle campate.

I due palazzi collegati dal ponte di Tappia furono oggetto di un progetto elaborato da Emilio Romano Autuoro, che per l’epoca era avveniristico, quello di creare un piazzale dal quale far partire un treno che collegasse Via Toledo al Vomero, attraverso i quartieri spagnoli, con capolinea presso la Chiesa di San Gennaro ad Antignano. Il progetto non fu realizzato ma anticipò una visione di collegamento della collina del Vomero al centro della città che fu poi sviluppata, senza demolizioni e sventramenti, nel progetto di Adolfo Avena e Stanislao Sorrentino, attraverso una linea ferroviaria sospesa e un viadotto a tralicci alti sovrastanti gli edifici dei quartieri spagnoli e del corso Vittorio Emanuele. Anche quest’ultimo progetto – che per l’epoca apparve quasi fantascientifico – fu respinto dall’Amministrazione Comunale. La funicolare centrale fu realizzata circa quarant’anni dopo.

Nel secondo dopoguerra nell’ambito del nuovo Rione Carità il fabbricato sud della proprietà Tocco poi Galeota e il ponte vennero abbattuti e fu costruito dall’Architetto Vincenzo Gentile un nuovo fabbricato conosciuto dai napoletani, non più giovanissimi, come palazzo Motta. Anche se Motta non c’è più dagli anni 90, tuttora lo si chiama così, Palazzo Motta.

Palazzo Tocco di Montemiletto in Via Toledo 148.

Scritto da:

Immagine di Marialaura D'amore

Marialaura D'amore

Laureata in giurisprudenza, lavora nel settore pubblico e nutre un grande amore per l’arte, la storia, le architetture, i musei e i panorami di Napoli, che fotografa nelle sue passeggiate.

Condividi su:

Facebook
Twitter
LinkedIn
Pinterest
WhatsApp

Iscriviti alla nostra newsletter e ricevi gli ultimi articoli pubblicati; potrai cancellare la tua iscrizione in qualsiasi momento.

Non puoi copiare il contenuto di questa pagina

Ricevi gli aggiornamenti in tempo reale!

Iscriviti alla nostra newsletter e ricevi gli ultimi articoli pubblicati.

Potrai cancellare la tua iscrizione in qualsiasi momento.