Palazzo Carafa di Nocera a Via Medina

In epoca angioina l’attuale Via Medina era denominata Largo delle Corregge perché vi si svolgevano tornei e giostre equestri. Si trovava fuori delle mura della città, al di là della Porta Petruccia che fu poi spostata dagli aragonesi e ribattezzata Porta di Santo Spirito, nei pressi dei Cavalli di Bronzo, ai piedi di Castel Nuovo. Il livello della strada era in origine assai più basso di quello attuale e se ne ha un’idea costeggiando la Chiesa dell’Incoronata che si presenta sottoposta rispetto alla quota stradale di oltre due metri. Quando fu scavato il fossato del Castel Nuovo, in epoca vicereale, tutto il materiale di risulta fu utilizzato per rialzare la strada in modo da raccordarla più facilmente con Via Toledo. Assunse poi la denominazione che ha ancora oggi quando il duca Medina de las Torres divenne viceré di Napoli, nel 1637.

E’ una strada piena di storia, protagonista anche di una pagina assai buia della vita repubblicana per essere stata teatro della strage che si consumò nei giorni appena seguenti al referendum del 1946 che segnò la fine della monarchia. Costellata di chiese e di palazzi importanti, è troppo spesso percorsa solo di passaggio. Eppure pregevoli portali sormontati da roste finemente intarsiate si susseguono su entrambi i lati della carreggiata, testimoniando la presenza di ricche e magnifiche dimore nobiliari. Le roste, di tradizione diffusamente napoletana, elementi decorativi spesso di superba finezza, suggellavano il rango e il prestigio della famiglia, tant’è che, soprattutto in età barocca, ne veniva commissionato il disegno ai più grandi e affermati artisti del tempo.

Al civico 5 di Via Medina vi era la residenza di Ferdinando Carafa Duca di Nocera, costruita su disegni di uno dei più valenti architetti dell’inizio del XVI secolo: Gabriele d’Agnolo, autore del progetto del Palazzo Orsini di Gravina, attuale sede del dipartimento di Architettura, mirabile esempio di edilizia rinascimentale. Dopo vari passaggi di proprietà, nel decennio francese divenne sede della Prefettura di Polizia e successivamente fu acquistato, come si legge in Celano, da due negozianti, Montuori e Falanga, che ne vollero il restauro integrale.

Varcato l’alto portale di ingresso, fiancheggiato da colonne di marmo e sormontato da una rosta nella quale sembrano intravedersi figure di maschere, forse con funzione apotropaica, si apre un cortile sulle cui facciate ancora sono infissi gli anelli per lo stallo dei cavalli. Un magnifico scalone a doppia rampa si eleva tra il bianco candido delle pareti e i profili scuri degli archi e delle volte a crociera. Motivi di raffinata estetica decorativa delle ringhiere in ferro accompagnano l’ascesa fino alla vista spettacolare che dal finestrone dell’ultimo piano prorompe, ad altezza occhi, sul Vesuvio.

È il palazzo Carafa di Nocera a Via Medina.

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Immagine di Marialaura D'amore

Marialaura D'amore

Laureata in giurisprudenza, lavora nel settore pubblico e nutre un grande amore per l’arte, la storia, le architetture, i musei e i panorami di Napoli, che fotografa nelle sue passeggiate.

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