Presepe Scala – La Napoli in miniatura tra Arte e Simbolismo

L’amore per Napoli e per la sua storia, la passione che guida la mano dell’uomo dal 1985 con chi ha cominciato la costruzione di un’opera presepiale unica, il dottore di Forcella, Giovanni Scala e dal 2004 a tutt’oggi, senza soluzione di continuità, con il nipote di Giovanni, Ciro Francesco Scala, Quality assurance manager di un’industria farmaceutica di Napoli.

La tradizione popolare del presepe napoletano racchiusa in una stanza dal cielo stellato, a Via Pietro Colletta 72. Giochi di luce, immagini simboliche, la scenografia di vicoli e piazze di Napoli, chiese, fontane, palazzi, la città gotica e greco romana riprodotta in miniatura con una perfezione tra luci ed ombre che tradisce un amore puro e sconfinato per Partenope e nel contempo per una tradizione familiare che ha acceso la scintilla che è diventata fuoco ardente in Ciro Scala, perché resti viva e si tramandi alle future generazioni la tradizione di un’arte che non ha uguali al mondo, un patrimonio di incommensurabile valore da preservare.

Trasuda da ogni particolare, la cura, lo studio, la profonda conoscenza della storia, dei miti e delle leggende di una Napoli dai mille volti, che è celebrazione di morte e rinascita, che è religione e mito, sacro e profano, esoterismo e rivelazione.

Con dedizione e passione sconfinata Ciro Scala mette l’anima per plasmare con tanti materiali, legno, sughero, argilla, una realtà onirica ambientata nella nostra città che da S.Gaetano Thiene è diventata nel 500 la patria del presepe, come teatro di vita quotidiana.

Dall’arco di San Gregorio Armeno un pastore che porta sulle spalle un bambino alla scoperta del presepe, allegoria autobiografica, ci conduce nel sogno del presepe napoletano e dei suoi 72 simboli.

Da qui, dalla strada dei presepi e da una bottega artigianale dove è riprodotto un presepe nel presepe, attraversando la città, dall’alto della Certosa di San Martino e del Castel S. Elmo, alla Chiesa di S. Eligio con il suo orologio, dalla fontana di Spinacorona, alla Cappella Pappacoda con il suo grandioso portale ogivale, superbamente riprodotto nei suoi fitti decori in rilievo, all’obelisco della piazza S.Domenico Maggiore, al Palazzo Firrao a via Costantinopoli, alla Basilica di S. Lorenzo, alla cupola di Fra Nuvolo della Sanità.

La realtà di una Napoli intrisa di mitologia e simbolismo, dalla sirena Parthenope, al richiamo a culti dionisiaci con Ciccibacco, alculto di Demetra e dei Misteri Eleusini, agli angeli che volteggiano sulla grotta, ai venditori che simboleggiano i dodici mesi dell’anno, ai mendicanti, allegoria delle anime pezzentelle, alla Stefania che nasconde sotto la veste una pietra, fingendosi in attesa, che poi si trasforma in un bambino in carne ed ossa, Santo Stefano, alla triade allegorica del cacciatore, della lavandaia e del pescatore, ai giocatori di carte della taverna, Zi Pascale e Zi Vicienz, a una moltitudine di figure, mestieri e animali che popolano la scena, la rendono viva.

Si potrebbe stare ore ad osservare il presepe, a sognare, sentendo le voci del popolo intorno alla natività, al centro della scena, inserita con sapienza nella cornice del tempio dei Dioscuri della vecchia ἀγορά, sui cui resti fu eretta la Basilica di S. Paolo Maggiore.

Ai piedi del tempio un labirinto ispirato a quello della cattedrale di Chartres ad evocare il labirinto di simboli attraverso cui si svolge il percorso iniziatico di Benino, il pastore dormiente ai piedi della grotta, colui che sogna il presepe e ne è protagonista. L’eterno fanciullo di un tempo sospeso che nel sonno crea, immagina, proprio come il nostro Ciro. E guai a svegliarlo!


Ogni elemento dell’opera, realizzato con studio appassionato e maestria sbalorditiva, degna della più saggia arte presepiale, evoca una profonda cultura classica e un’approfondita conoscenza della simbologia del presepe, appresa dalla lettura degli scritti del Prof. Italo Sarcone, in particolare ‘In limine” e “Il sogno di Benino – alchimia del presepe popolare napoletano.
Il pozzo, il ponte, il mulino, le fontane, il fuoco, l’acqua, il cielo stellato. Tutto ha un significato recondito e allegorico, che rimanda alla vita, all’inesorabile scorrere del tempo, alla morte e alla rinascita.


In una stanza attigua a quella del presepe Ciro Scala ha realizzato un’altra opera che,sebbene per motivi logistici è da esso separata, ne rappresenta un continuum ideologico e artistico. È il monastero di Santa Chiara con il suo chiostro maiolicato.

Superba realizzazione che denuncia nella cura minuziosa di ogni dettaglio, dal rosone della facciata ai pilastri rivestiti di minuscole maioliche, tutta la passione e l’amore di Ciro Scala per la nostra Napoli e il desiderio e la speranza più grande, quella di mantenere viva e vitale la tradizione del presepe popolare, in un’opera che nasce per essere via via arricchita, magari con l’aiuto del piccolo, splendido figlio, Giovanni.

Per visitare l’opera di Ciro Scala di seguito il profilo Instagram

https://www.instagram.com/presepescala e il contatto telefonico 349077773.

Un ringraziamento davvero sentito a Francesca Romano e Aida Panaro, Presidente e Vicepresidente dell’Associazione culturale A casa di Clara che mi hanno fatto conoscere il socio Ciro Scala e la sua opera di indescrivibile bellezza, un’opera che incanta ancora di più se si conosce Napoli e la si ama.
Un grazie immenso per le emozioni provate va a Ciro a cui rivolgo la mia più sincera e autentica ammirazione.

Scritto da:

Immagine di Marialaura D'amore

Marialaura D'amore

Laureata in giurisprudenza, lavora nel settore pubblico e nutre un grande amore per l’arte, la storia, le architetture, i musei e i panorami di Napoli, che fotografa nelle sue passeggiate.

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