Via Cavallerizza

Parallelo e perpendicolare ai due assi viari costituiti a monte da Via Filangieri e dalla sua continuazione, Via dei Mille e a valle dalla Riviera di Chiaia, c’è un reticolo di viuzze che un tempo costituivano la parte inziale della via Puteolana per i Campi Flegrei. L’intero borgo in età borbonica assunse connotazione prevalentemente militare come testimonia la toponomastica di alcuni dei suoi vicoletti.

Il palazzo della Cavallerizza, eretto dove era ubicata la villa di Don Garcia di Toledo, in Largo Ferrandina, era deputato a caserma, deposito delle carrozze e scuderie.

Proprio da Largo Ferrandina e dai suoi magnifici edifici dirimpettai, quello appunto detto della Cavallerizza e il Palazzo Caracciolo di Torella (https://www.facebook.com/share/p/Udv6x17BtqQi74Gm/) si dirama Via della Cavallerizza, una stradina stretta ricca di botteghe artigiane, sartorie, negozi alla moda che richiamano folle di turisti e napoletani e che termina nell’animato Largo Rodino’. È una passeggiata assai piacevole che regala la scoperta di angoli affascinanti, cortiletti, anfratti nascosti, particolari che la rendono molto più di una via rinomata per lo shopping nella Napoli “bene”. All’orizzonte svetta la cupola della magnifica Basilica di Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone, gioiello barocco nell’omonima piazza. Al numero 14 della Cavallerizza, dove è nato il grande maestro Riccardo Muti, il giallo forte degli ottagoni che decorano il soffitto dell’androne sono un invito ad entrare. Un cortile grazioso e ben curato si lascia ammirare per un frammento di lastra marmorea incisa a rilevo ed infissa alla parete e un’acquasantiera di pietra. Vi si affacciano due finestre, una chiusa da una grata a maglie strette e l’altra, di fronte, che ha alla sua base uno stemma con l’incisione “Deo Durante Domus est”, come nella villa vesuviana Durante del miglio d’oro ad Ercolano. Poco più avanti, al civico 38, varcato il cancello in ferro di una facciata più bassa rispetto ai palazzi adiacenti, il grande cortile dell’edificio, noto come Palazzo Bile, ha come quinta scenografica una scala a doppia rampa da cui si intravede in alto uno scorcio di Castel Sant’Elmo. Qui la curiosità si tramuta in contemplazione ammirata, quando con lo sguardo rivolto verso l’ingresso del palazzo, ci si trova dinnanzi ad una splendida vetrata policroma che chiude interamente una veranda e ad una pregevole scala di marmo coperta da una spettacolare pensilina di ferro battuto e vetri trasparenti e blu: un’esplosione di liberty che, a tratti, rievoca nell’estetica quella di Villa Pappone a Posillipo.

Proseguendo la passeggiata, al civico 57, riconosciuto dallo stemma sul portale come Palazzo Sambiase Sanseverino, si resta colpiti dall’insegna di una bottega che si trova all’interno del cortile tardo settecentesco. “Ritrovare il tempo”. Ecco come poche parole e pochi metri bastino per essere catapultati in una dimensione calma e rilassata, dove si respira arte e cultura. Si tratta della sede di un’associazione culturale che è “luogo di incontro tra persone che sono accomunate da una stessa passione per il bello”, un luogo dove arte, mestieri e cultura si fondono per rinfrancare il corpo e lo spirito, attraverso l’organizzazione di mostre, corsi di pittura, decorazione, restauro di mobili antichi, sartoria creativa. La carrellata dei colori vivaci dei fiori su una bancarella, più o meno all’altezza del civico 60, è la chiosa perfetta di una breve passeggiata nel cuore pulsante di Chiaia, da esplorare senza avere una meta precisa, solo per il piacere di osservare, di godere dei particolari, in nome di un tempo ritrovato, il bene più prezioso.

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Immagine di Marialaura D'amore

Marialaura D'amore

Laureata in giurisprudenza, lavora nel settore pubblico e nutre un grande amore per l’arte, la storia, le architetture, i musei e i panorami di Napoli, che fotografa nelle sue passeggiate.

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