

L’area denominata Largo Ferrandina a Chiaia era alla fine del ‘400 occupata da una lussureggiante villa appartenente ad Alfonso II d’Aragona. Nella prima metà del ‘500 fu abitata dal cardinale Pompeo Colonna, viceré di Napoli dal 1530 al 1532, poi da Pedro de Toledo, marchese di Villafranca, vicerè per oltre venti anni, alla cui morte passò al figlio, Don Garcia de Toledo, duca di Ferrandina, da cui deriva il nome del largo. L’intera zona ebbe una spiccata destinazione militare e ne resta testimonianza nella toponomastica dei vicoletti adiacenti alla Cavallerizza, fabbricato che era adibito ad alloggi militari, come via Alabardieri e vicoletto Belledonne a Chiaia, cosi denominato, secondo una delle tante tesi, in omaggio alle ragazze che si accompagnavano ai soldati.



Col tempo, le grandi famiglie aristocratiche cominciarono a prediligere questa zona per stabilire le proprie residenze, vicino al mare e lontano dalle anguste e soffocanti stardine della città vecchia.
Al largo Ferrandina si fronteggiano due edifici storici: la Cavallerizza di cui è conservato il monumentale ingresso che si apre su una corte recintata dai pilastri e cancelli originali e il Palazzo Caracciolo diTorella. Un portale maestoso sormontato da una bellissima rosta in ferro e fiancheggiato da alte colonne marmoree. Sull’architrave lo stemma dei Carafa della Spina, mentre sul balcone del piano nobile, tra le sculture di festoni di frutta, quello dei Caracciolo di Torella.


Il palazzo risale al XVII secolo e fu costruito per il duca di Forlì e conte di Policastro Carafa della Spina. Fu poi la sontuosa dimora dei Caracciolo di Torella. Punto di riferimento delle arti e della cultura, pare che nelle sue magnifiche sale avesse avuto luogo l’esordio di due grandi protagonisti della vita musicale europea del 700. Il quindicenne Carlo Broschi, detto Farinelli, la voce bianca più celebre della storia, qui si cimento’ nel ruolo di Tirsi nella serenata a sei voci Angelica e Medoro sui versi di Pietro Metastasio, anch’egli debuttante. Si legge poi che, quando abitò a Palazzo la figlia di Cristoforo Saliceti, il ministro di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat, dopo il matrimonio con un Caracciolo, quasi ogni sera ricevimenti e serate danzanti vedevano la partecipazione del fior fiore dell’aristocrazia, della politica e della diplomazia napoletana e straniera. Attraversato l’androne con i suoi archi decorati in stucco, prima del cortile rettangolare, si apre una scala in piperno dove sono adagiate statue di stile classico. Si legge che nell’appartamento di rappresentanza del piano nobile si conservi un grande affresco di Fedele Fischetti e che due sale di un altro appartamento siano adornate da dipinti di Giacinto Diano.
Un palazzo magnifico, culla di storia e di arte, nel cuore di Chiaia.







